21.1.21

Benvenuto, Beppe!

Abbiamo un nuovo collega molto particolare in Sogei: nonostante lo ritengano controllabile a piacimento aziendale, la sua intelligenza artificiale gli consente un'ampia autonomia di vedute, e pare abbia già capito come funziona la nostra azienda e quello che lo aspetta….



 

7.1.21

 

Lavoro a distanza: facciamo due conti

Seconda puntata: il guadagno in giorni lavorati

 
 
In questa seconda parte analizzeremo il MAGGIOR CONTRIBUTO, in termini quantitativi, fornito dai lavoratori in questi mesi. Come facciamo?
I dati sui quali ci basiamo sono ancora quelli che vengono pubblicati nella sezione “Società Trasparente” del sito istituzionale Sogei.
In particolare stavolta abbiamo consultato la parte relativa ai “Tassi di Assenza” (link: https://www.sogei.it/it/sogei-homepage/societa-trasparente/personale/tassi-di-assenza.html ), per quanto riguarda i primi tre trimestri 2019 e 2020.
Da sempre abbiamo sostenuto che un maggior apporto del lavoro a distanza sarebbe stata la ricetta più giusta per abbassare i tassi di assenza (i quali comunque risultavano assolutamente non critici e inferiori rispetto ad aziende simili a Sogei): l’utilizzo massiccio del lavoro da casa effettuato forzatamente nel 2020 ci dà pienamente ragione, forse oltre ogni aspettativa.
Ecco i dati percentuali 2019 e 2020, raffrontati trimestre per trimestre.

(clicca sull'immagine per ingrandirla)

A prima vista si nota un margine di diminuzione complessiva piuttosto notevole delle assenze tra 2019 e 2020: in assenza di modifiche tecnologiche/organizzative nel periodo considerato, è evidente che tale risultato sia da attribuire interamente al lavoro da casa, per di più in un contesto di tassi di assenza in genere piuttosto stabili come rilevabile negli anni precedenti.
Si tratta evidentemente di una diminuzione dovuta a minori assenze per congedi, per legge 104, per maternità, per permessi A12: logico che in una fase in cui la flessibilità è garantita dal lavoro a distanza, vengano utilizzate meno le causali di assenza che sono pensate per favorirla. E diminuiscono logicamente anche le assenze per malattia: per le malattie lievi, per le quali non si sarebbe potuti andare al lavoro, si tenderà a lavorare comunque, potendo rimanere a casa.
Abbiamo provato ad ottenere i giorni di assenza “risparmiati” nel corso del 2020, col seguente procedimento:
  • Calcolare i giorni lavorativi nei tre trimestri 2020 (63-62-66)
  • Calcolare i giorni totali lavorabili, moltiplicando i giorni lavorativi per il numero dei lavoratori in tutti e tre i trimestri 2020
  • Calcolare i giorni di assenza, applicando le percentuali della tabella ai giorni totali lavorabili dei tre trimestri
  • Calcolare i giorni di assenza, applicando le percentuali del 2019 ai giorni totali del 2020: in questo modo si ottengono i giorni di assenza del 2020 se ci fossero stati gli stessi tassi di assenza del 2019
  • A questo punto non resta che calcolare la differenza tra i giorni di assenza REALI del 2020 e i giorni di assenza che si sarebbero raggiunti alle percentuali di assenza del 2019.

(clicca sull'immagine per ingrandirla)

I giorni di assenza in meno nel 2020 rispetto alle percentuali di assenza riscontrate nel 2019 sono in totale:
19.636 (3581,18+10.853,84+5201,28) - indicate in verde nella tabella
Tuttavia sembra giusto escludere dal computo (indicate in rosso nella tabella):
  • le Ferie in quanto assenze che prima o poi, nel corso dell’anno e dei diciotto mesi successivi, saranno effettuate (siamo certi che non tutti i lavoratori riescano ad esaurirle, ma non conoscendo la dimensione del fenomeno, preferiamo comunque escluderle).
  • le Assenze per sciopero, comunque non significative, e irrilevanti rispetto al fenomeno del lavoro a distanza
  • le “Assenze non retribuite” (che rappresentano una grandezza di non facile interpretazione rispetto alla situazione di lavoro da remoto, e la cui quantità appare comunque trascurabile).
Al netto di questi elementi il risultato è:
13.109,72 (2.894,57+6.432,40+3.782,75)  (celle arancioni della tabella)

Queste giornate, rapportate ai giorni lavorativi dei tre trimestri (13109,72/(62+63+66)), rappresentano il contributo di 68,63 lavoratori in più, a titolo gratuito: grazie alle minori assenze, è come se i lavoratori Sogei fossero stati 68,63 in più del loro numero reale.

Assumendo una spesa pro capite annua di 52.000€ per dipendente (come da Tab.1 del Conto Annuale 2019), tale spesa ammonta a 39.000€ nei tre trimestri.

Il valore dei giorni lavorati in più ammonta, valorizzato dal punto di vista dei costi e non dei ricavi, quindi a

39.000x68,63= 2.676.853

Il maggior contributo dei lavoratori, sotto forma di minori assenze effettuate nel 2020, ha un valore economico di oltre due milioni e mezzo di euro: e ancora mancano i dati del quarto trimestre, che ci vedranno tranquillamente arrivare ai tre milioni di euro.

Se a questo aggiungiamo i due milioni e ottocentomila di cui al comunicato Cobas Fiom “Lavoro a distanza: facciamo due conti 1” che riporta la stima delle minori spese effettuate, la somma delle minori spese e del valore economico del maggior contributo dei lavoratori che l’azienda ricava complessivamente dalla gestione dell’emergenza Covid, arriva a una cifra che SUPERA AMPIAMENTE I CINQUE MILIONI DI EURO

2.866.000 + 2.676.853 = 5.542.853

Tutti soldi che l’azienda incassa e porta a casa, senza redistribuire in alcun modo: eppure ogni lavoratore ha contribuito a questo risultato, sotto forma di minori introiti, di rinunce a servizi e di maggiore impegno lavorativo, per un importo medio che si aggira sui 2.500 euro.

Stiamo vivendo una situazione di una gravità inaudita, quella in cui ci si riferisce continuamente alle lavoratrici e ai lavoratori come l’ “asset” più importante dell’azienda, per poi considerarli in realtà come una fonte di risparmio e un limone da spremere, e tutto questo alla faccia di #noidisogei!

Tutto ciò rappresenta la misura di quanto sia importante aprire una discussione sulle regole del lavoro a distanza, che includa quantomeno un giusto riconoscimento del maggior contributo dei lavoratori.

Delegazione RSU Cobas Fiom


p.s. per chi volesse approfondire l'argomento, alleghiamo il foglio di calcolo utilizzato per giungere ai risultati a questo link

10.12.20

Lavoro a distanza: facciamo due conti

 Prima puntata: i risparmi aziendali


Nel comunicato del 19 novembre la RSU Sogei scriveva:
non è più possibile che non vengano retribuite le indennità previste e quelle sostitutive (costi di riscaldamento, corrente, acqua, etc) che l’azienda risparmia, come pure le maggiori prestazioni svolte in questo periodo, non è più possibile non veder riconosciuto il buono pasto elettronico contrattualizzato nei nostri contratti integrativi ed anche la saponetta wi-fi come dotazione per il lavoro smart.

Oggi c’è stato un incontro – sempre in videoconferenza - in Unindustria su questo tema, in cui la Direzione Aziendale si è rifiutata, come sta facendo da ormai quasi 10 mesi, di accordarsi con la RSU per regolare, dal punto di vista normativo ed economico, il lavoro a distanza in emergenza.
Noi abbiamo provato ad analizzare quali siano stati i risparmi aziendali e il maggior contributo dei lavoratori imputabili all’emergenza, per quantificare le cifre che l’azienda metterà a bilancio, incrementando i suoi utili A DANNO DEI LAVORATORI.

Abbiamo diviso il lavoro di analisi in due parti: in questa prima parte analizzeremo i MINORI COSTI, nella seconda parte analizzeremo il MAGGIOR CONTRIBUTO, almeno in termini quantitativi, fornito dai lavoratori in questi mesi.

I RISPARMI AZIENDALI
  1. MENSA
Abbiamo calcolato un costo aziendale unitario di 5€ (il costo del pasto pattuito dall’azienda nel contratto con il fornitore del servizio, Ladisa); abbiamo assunto un numero di lavoratori che non fruiscono né di servizio mensa né di buono pasto nel periodo di lockdown (marzo-giugno e poi ottobre-dicembre) quasi totale di 1800 (le presenze sono meno di 200 al in questo periodo); nel periodo di rientro parziale (luglio-settembre) abbiamo stimato il numero di lavoratori che non hanno fruiti del servizio mensa né del ticket in 1300. Verificato che nell’anno 2020 ci sono 255 giorni lavorativi, abbiamo calcolato
1800x255/2 risparmio nei sei mesi di lockdown (risparmio annuale diviso per due)= 1.147.500€
1300x255/3 risparmio nei 4 mesi di rientro parziale (risparmio annuale diviso per tre)= 552.500€
Il totale risparmiato stimato è di  1.700.000€
 
  1. LAVORO STRAORDINARIO
Abbiamo utilizzato la Tabella 13 del “Conto Annuale” (Link alla pagina del “Conto Annuale”: https://www.sogei.it/it/sogei-homepage/societa-trasparente/personale/dotazione-organica.html) del 2017, del 2018 e del 2019 per rilevare il costo del lavoro straordinario in quegli anni e farne una media, per ottenere il costo stimato degli straordinari prevedibile per il 2020:
importo costo straordinari 2017: 694.000€
importo costo straordinari 2018: 694.000€
importo costo straordinari 2019: 761.000€
importo medio (stima importo straordinari 2020): 724.000€
Abbiamo quindi calcolato solo dieci mesi di straordinario di risparmio rispetto ai dodici stimati:
Costo straordinario risparmiato in dieci mesi di lockdown e rientro parziale: 603.333€
 
 
  1. NAVETTE
Qui abbiamo ricavato l’importo totale del costo previsto dal bando di gara (https://www.consip.it/bandi-di-gara/gare-e-avvisi/gara-servizio-di-trasporto-collettivo-per-sogei ), e l’abbiamo diviso per i tre anni previsti dal bando, ottenendo un costo previsto di 374.992€.
Abbiamo poi sommato i pagamenti fatti dall’azienda alla società che fornisce il servizio navette (i dati sono ricavabili al link https://www.sogei.it/it/sogei-homepage/societa-trasparente/pagamenti/dati-sui-pagamenti.html ), ottenendo la cifra di 144.263€.
Poiché non crediamo saranno effettuate altre corse in quest’ultimo periodo dell’anno, il risparmio stimato è di 230.729€.
 
  1. MISSIONI E TRASFERTE
Sulla tabella 13 del “Conto Annuale” già citato nel capitolo relativo al costo degli straordinari, rileviamo il costo di missioni e trasferte dell’anno 2019, che è di 399.345€.
Ragguagliato a dieci mesi di “blocco” di questo tipo di attività, il risparmio è di 332.787,5€.
 
 
Per queste quattro voci (e siamo sicuri che, anche con i vostri suggerimenti, potremo aggiungerne altri e fare un conto più completo) il risparmio aziendale stimato per l’anno 2020 è di

2.866.849€

Cifra sottratta, in beni e servizi, ai lavoratori e destinata ad un inutile incremento degli utili aziendali.
 

Delegazione RSU Cobas Fiom

30.4.20

Risposta alla Direzione Aziendale sulla scadenza delle ferie pregresse

Questa è la nostra risposta al rifiuto della Direzione Aziendale di rimodulare la scadenza del 30/6 per le ferie di competenza del 2018.


Da: Delegazioni RSU Cobas e RSU Fiom


A: Relazioni Industriali Sogei S.p.A.; Comitato Ristretto Coronavirus


Roma, 29 aprile 2020

Con riferimento a quanto risposto dalla Direzione Aziendale (riportato in calce) in merito alla nostra richiesta sulle ferie e a quanto comunicato oggi dalla stessa D.A. ai dipendenti, rappresentiamo che le delegazioni Cobas e Fiom  conoscono, ovviamente, le norme che regolano la fruizione delle ferie.

Riteniamo, però, che vada necessariamente inquadrato il dettato normativo all’interno dell'attuale contesto eccezionale, in cui, tanto per fare un esempio, persino libertà costituzionali come quella alla libera circolazione sono sottoposte a fortissime restrizioni. Quindi, come linea di principio giurisprudenziale, persino la norma di massimo grado trova la sua attuazione solamente se calata nel contesto in cui la stessa deve trovare  applicazione  (in questo caso la limitazione serve ad assicurare un altro diritto costituzionalmente garantito e considerato preminente, quello alla salute).

Tornando poi alla ratio delle norme che afferiscono al tema “ferie”, è vero che “il recupero psicofisico di ogni persona deve avvenire nel rispetto della legge”. Ed è proprio questo che le delegazioni Cobas e Fiom chiedono, sempre tenendo conto dell’attuale contesto eccezionale.

Ci chiediamo, ad esempio,  se  il recupero psicofisico individuale possa certamente essere raggiunto anche  restando confinati nella propria abitazione. Ci chiediamo, inoltre, se può essere (senza alcun dubbio)  considerato riposo psicofisico quello di un impiegato che, pur non dovendo lavorare, sia costretto a passare le giornate dentro quattro mura, non sempre necessariamente confortevoli.

Secondo consolidata giurisprudenza, inoltre, le ferie hanno come obiettivo anche quello di dedicare maggior tempo alle relazioni sociali e/o affettive. Come si pensa di poter raggiungere tale obiettivo se si resta confinati negli stessi spazi e con le stesse persone oppure  in condizioni di solitudine per diversi mesi ?

Riteniamo che  la scadenza delle  ferie avrebbe  dovuto essere prorogata almeno per un breve periodo successivo a quando le istituzioni consentiranno almeno di poter andare a fare liberamente una passeggiata all’aria aperta. Si consideri, inoltre, che già dai primi di febbraio le autorità sanitarie sconsigliavano ogni spostamento superfluo.

Le delegazioni Cobas e Fiom  ritengono che solo ciascun lavoratore, in maniera individuale e soggettiva, possa decidere come sia meglio impiegare le proprie ferie al fine di raggiungere l’obiettivo previsto dalla giurisprudenza. Nel contesto ordinario, è giusto farlo all’interno delle scadenze previste dalla norma e note a tutti i lavoratori. In un contesto talmente eccezionale da portare addirittura alla contrazione di diritti costituzionalmente garantiti, è saggio prevedere un’interpretazione meno stringente della norma generale. Il raggiungimento dello scopo al quale le ferie sono destinate dovrebbe, in tale contesto, essere prevalente nei confronti del rispetto di mere formalità relative ai tempi previsti per la loro fruizione: ci sembra una priorità facile da condividere..

Per quanto invece disposto dal DPCM del 26.4.2020 (e precedenti decreti in tema COVID) e dai protocolli condivisi dalle parti sociali, risulta evidente come l’incentivazione all’utilizzo delle ferie vada interpretata come una condizione di miglior favore per dipendenti e aziende che si trovino in difficoltà con la prosecuzione delle attività produttive e sia quindi uno strumento alternativo e preferibile ad altri strumenti come, ad esempio, la chiusura dei reparti e la cassa integrazione. Vale la pena evidenziare, infatti, che il DPCM subordina (art.1 comma 1 punto hh) in maniera esplicita la promozione all’utilizzo delle ferie alla possibilità di utilizzare il lavoro agile (art.1 comma 1 punto gg) e alla prosecuzione delle attività produttive (art.2 comma 2). La comunità di lavoratori Sogei può giustamente vantare di aver lavorato senza soluzione di continuità in un contesto complesso come quello attuale e non ha quindi necessità di utilizzare alcuno degli strumenti di salvaguardia indicati in precedenza. Per questa ragione il datore di lavoro non ha necessità di promuovere l’utilizzo delle ferie come alternativa di maggior favore rispetto a provvedimenti più drastici.

Per quanto sopra esposto riteniamo che quanto comunicato dall’azienda ai lavoratori sia profondamento sbagliato e, nel contempo, assai difficile da  comprendere. Ancora una volta si è scelto di non dare riscontro alle necessità e alle esigenze dei lavoratori.

DELEGAZIONE RSU FIOM E DELEGAZIONE RSU COBAS





RISPOSTA PERVENUTA DALLA DIREZIONE AZIENDALE



buongiorno,

con riferimento alla e-mail pervenuta dalla delegazione sindacale Cobas e dalla delegazione sindacale Fiom, con la quale viene richiesta la proroga della scadenza per la fruizione delle ferie maturate nel 2018 in scadenza il prossimo 30 giugno (così come previsto dalla normativa vigente), non riteniamo possibile dare seguito a tale richiesta.

Come noto, la fruizione di periodi di ferie è garanzia del necessario recupero psicofisico di ogni persona e deve avvenire nel rispetto della legge. Peraltro è da evidenziare che anche il DPCM del 26 aprile 2020 e il Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento del virus Covid_19 negli ambienti di lavoro,  sottoscritto dal Governo con le parti sociali, incentivano l’utilizzo dell’istituto delle ferie e di altri permessi retribuiti.

Proprio per tale ragione, ferma restando la necessaria programmazione delle ferie, nei prossimi giorni verrà data adeguata informativa a tutto il personale e al management per garantirne il diritto alla fruizione nel rispetto delle procedure aziendali.

Le proposte di CoBas e Fiom per il contenimento del COVID-19

PROPOSTE DELLE DELEGAZIONI
RSU E RLS COBAS E FIOM
PER IL CONTENIMENTO DEL COVID-19

Il lavoro agile come principale strumento di contenimento
Nel contesto attuale di emergenza sanitaria, la nostra principale preoccupazione è quella di non accelerare un rientro che, se comprensibile per realtà manifatturiere e industriali, è difficile da giustificare per un’azienda come la nostra che eroga servizi nell’ambito informatico e che, a livello generale, si propone come volano dell’innovazione tecnologica della Pubblica Amministrazione.
In questo periodo, attraverso lo strumento del lavoro a distanza, come comunità di lavoratori Sogei abbiamo risposto egregiamente all’emergenza, mantenendo e forse aumentando il livello dei servizi offerti alla Pubblica Amministrazione.  In considerazione del buon esito riscontrato nell’esperienza di lavoro agile e della necessità di limitare comunque al massimo la copresenza di lavoratori in azienda, le eccezioni dovranno essere contenute alle sole esigenze lavorative non compatibili con il lavoro da remoto.
Nell’attuale contesto, piuttosto, la vera opportunità per Sogei, quale partner della PA, è di proporre best practices per conciliare esigenze produttive e difesa del diritto alla salute (dei dipendenti, delle loro famiglie e, più in generale, della collettività). Con riferimento a tale aspetto si rimanda anche a quanto previsto sul sito della Presidenza del Consiglio all’indirizzo http://www.governo.it/it/faq-iorestoacasa, che alla voce “lavoro” prevede che lo smart working, nell’attuale situazione, costituisca una priorità e che le amministrazioni devono adottare ogni idonea determinazione volta a favorirne la fruizione. Inoltre viene chiarito che, fino alla fine dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19, il lavoro agile costituisce la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa, e che quindi risulta necessario un ripensamento da parte delle PA rispetto alle attività che possono essere oggetto di lavoro agile, con l’obiettivo di includere anche quelle originariamente escluse. Un eventuale rientro parziale dei lavoratori, del resto, non porterebbe alcun vantaggio organizzativo visto che permarrebbe la situazione di separazione fisica con i colleghi che lavorano in modalità agile. Possiamo quindi dire che non si coglie il principio di ragionevolezza sotteso al richiamo in ufficio di una parte dei lavoratori.
Nell’immediato futuro, alla luce delle considerazioni sopra esposte, si ritiene necessario prevedere una continuazione dell’attività in Lavoro agile al fine di dare un contributo fattivo alla strategia di contenimento dei contagi e ad evitare una ripresa incontrollata della pandemia.

Condivisione dei protocolli di sicurezza
Rileviamo che, ad oggi, l’azienda non ha avviato alcun confronto con le  rappresentanze sindacali e gli  RLS sulle iniziative che intende assumere per il cosiddetto “Piano di rientro”. Addirittura siamo ancora in attesa di un riscontro sulla richiesta dello scorso 24 aprile in merito alla costituzione del “Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione con la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e del RLS” previsto dal” Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”. Eppure già nell’incontro tra i soli RLS e l’azienda del 21 aprile, gli RLS FIOM E COBAS hanno rappresentato la necessità del coinvolgimento degli RLS nel processo decisionale, al fine di scongiurare il rischio di una mera comunicazione a posteriori tesa esclusivamente a condividere le responsabilità.
Di seguito riportiamo comunque alcune nostre idee su come provare, nel prossimo futuro, a coniugare il diritto costituzionale alla salute con le esigenze produttive della nostra azienda. Tali proposte devono intendersi valide per tutti i lavoratori Sogei, indipendentemente dall’ufficio presso il quale prestino normalmente servizio.

Lavoro agile per il contenimento del virus
Come già scritto, per il momento il lavoro agile deve essere considerato come modalità ordinaria di erogazione della prestazione lavorativa.
Il personale avente i seguenti requisiti continua in via prioritaria a svolgere la propria attività lavorativa in lavoro agile:
  1. Dipendenti con almeno un figlio che frequenti sino alla scuola secondaria di primo grado
  2. Dipendenti immunodepressi o con patologie a rischio rispetto al COVID-19” (dovrà essere documentato lo stato di salute il prima possibile, caricando su Sportello on line la relativa certificazione, emessa da struttura sanitaria pubblica, medico di base o ASL, che evidenzi lo stato di rischio con riferimento al COVID-19, senza specificazione della patologia), qualora non sia stato già prodotto per la fase 1.
  3. Dipendenti con familiari conviventi immunodepressi o in uno stato di salute a rischio rispetto al Coronavirus (dovrà essere documentato lo stato di salute il prima possibile, caricando su Sportello on line la relativa certificazione, emessa da struttura sanitaria pubblica, medico di base o ASL, che evidenzi lo stato di rischio con riferimento al COVID-19, senza specificazione della patologia);
  4. dipendenti che abbiano compiuto o al compimento dei 55 anni;
  5. dipendenti che abbiano sottoscritto un abbonamento ai mezzi pubblici tramite le convenzioni aziendali o che dimostrino di avere un abbonamento personale in corso di validità o valido nel mese di febbraio  2020;
  6. dipendenti con domicilio (così come dichiarato all’Azienda) al di fuori del comune di Roma;
  7. Dipendenti in telelavoro, senza previsione di rientro.
Anche il resto del personale continua, in assenza di significative novità positive comunicate dalle autorità sanitarie, a svolgere la propria attività lavorativa in lavoro agile.

Rientri temporanei in ufficio per cause di forza maggiore
I dipendenti potranno essere chiamati a prestare la loro attività nei locali aziendali o negli uffici presso i quali normalmente svolgevano la propria attività lavorativa prima dell’emergenza sanitaria esclusivamente nei seguenti casi:
  1. Motivi tecnico-organizzativi che rendano assolutamente necessaria la presenza fisica in azienda;
  2. Svolgimento (anche temporaneo) di attività assolutamente non remotizzabili, in quanto impossibili da svolgere da remoto anche con opportuni accorgimenti organizzativi;
  3. Problemi relativi alle apparecchiature in dotazione per lo svolgimento delle proprie attività e non altrimenti risolvibili. Qualora fossero risolvibili si provvederà comunque a una tempestiva soluzione.
Per i primi due punti saranno coinvolti prioritariamente i colleghi che abbiano manifestato disagio, data la particolare situazione attuale, nello svolgimento del lavoro da casa, purché non appartengano alle categorie di cui ai punti 2 e 3 del precedente paragrafo.
La presenza dovrà essere richiesta dalla Direzione Aziendale sulla base delle indicazioni dei responsabili di U.O.. La D.A. fornirà alla RSU un elenco giornaliero indicante, per ogni unità organizzativa, il numero di lavoratori chiamati a prestare la propria attività in sede, suddiviso per la motivazione della presenza.
La presenza dei lavoratori in azienda deve essere regolata sulla base di quanto disposto dai relativi DPCM e protocolli d’intesa, con particolare riguardo a quanto già richiamato nel paragrafo “Condivisione dei protocolli di sicurezza".

Delegazione RLS (Rappresentanti dei Lavoratori per la SicurezzaCobas
Delegazione RLS (Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza) Fiom
Delegazione RSU Cobas
Delegazione RSU Fiom

Comunicato su Piani di Rientro post-emergenza e richiesta proroga scadenza ferie

Il 24 aprile le delegazioni Cobas e Fiom della RSU Sogei hanno inviato due richieste alla Direzione Aziendale. Il testo completo lo trovate in calce. 

Abbiamo chiesto alle altre componenti sindacali di sottoscrivere il medesimo testo (già da noi parzialmente modificato per accogliere alcune osservazioni fatte da delegati di altre sigle), ma non abbiamo avuto adesione né da parte di sigle, né da parte di singoli delegati.

Le questioni che abbiamo sottoposto alla Direzione Aziendale sono due:
•         Istituzione di un Comitato (previsto da uno specifico protocollo di intesa sottoscritto dalle parti sociali) che verifichi e applichi le misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus”.
•         Rinvio delle scadenze relative alle  ferie di competenza 2018 (da fruire, di norma, entro il 30.6.2020)

Nel primo caso la nostra preoccupazione è di non accelerare un rientro che, se comprensibile per realtà manifatturiere, è difficile da comprendere per un’azienda come la nostra che, attraverso lo strumento del lavoro a distanza, ha risposto egregiamente all’emergenza, mantenendo e forse aumentando il livello dei servizi offerti alla Pubblica Amministrazione (per la quale, tra l’altro, ancora non si parla di rientro). 

Nel caso in cui ci fossero aspetti del nostro lavoro in remoto che vadano migliorati, la strada da seguire è sempre quella del lavoro da remoto, che come ogni cosa può essere migliorato.

Prevedere un rientro anche parziale dei lavoratori è invece un passo indietro non solo da un punto di vista del contenimento del virus (non solo per i colleghi eventualmente coinvolti, ma per tutta la collettività), ma anche nel cammino che la nostra azienda deve fare verso modalità differenti di lavorare. 

In caso di reale necessità, ovviamente, nessuna difficoltà da parte nostra a far tornare in sede alcuni colleghi, sempre nel rispetto delle norme di sicurezza disposte dal protocollo. 
Ma è fondamentale che gli eventuali rientri siano decisi su base qualitativa (in base al tipo di attività, spiegando i vantaggi reali di svolgerla in ufficio) e non quantitativa (una certa percentuale di dipendenti, oppure, come già anticipato ad alcuni lavoratori, i responsabili di U.O., come se fossero immuni e non avessero le medesime preoccupazioni, difficoltà e rischi di tutti gli altri).


Per quanto riguarda la fruizione delle ferie di competenza 2018 (con scadenza il 30.6.2020), abbiamo chiesto un provvedimento che, in via eccezionale, sposti le scadenze sia per quanto riguarda la pianificazione (già chiesta a molti colleghi) sia la fruizione

La ratio è semplice: le ferie non servono solamente al riposo fisico (specie in un’azienda di impiegati), ma, come indicato dalla giurisprudenza, al recupero psico-fisico e a dedicare maggior tempo alle relazioni sociali e affettive

Le attuali restrizioni alla libertà di movimento, sostanzialmente confermate anche ieri dal Presidente del Consiglio, secondo noi non permettono di perseguire gli obiettivi indicati dalla giurisprudenza. Stare in ferie per restare in casa, senza essere liberi di fare una passeggiata o di rivedere la propria famiglia d’origine fuori regione, può non essere sufficiente
Ma se per qualcuno lo è, ovviamente, nulla vieta che fruisca delle  ferie anche subito. Come è chiaro, quindi, la richiesta non trae origine dalla modalità con la quale stiamo erogando la prestazione lavorativa ma dal contesto eccezionale che noi tutti stiamo vivendo.

Crediamo, con queste nostre richieste, di aver dato seguito a un sentimento molto comune tra noi lavoratori. Di seguito i testi completi delle mail inviate alla Direzione Aziendale.

Delegazione RSU Cobas
Delegazione RSU Fiom


--------------------------------------------------------------------------------------
Ogg. Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro
Da: Delegazioni RSU Cobas e RSU Fiom
A: Relazioni Industriali Sogei S.p.A ; Comitato Ristretto Coronavirus

Roma, 24 aprile 2020

Le delegazioni RSU Cobas e RSU Fiom valutano che le iniziative finora intraprese in azienda per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus sono conformi alle indicazioni contenute nei decreti e nei protocolli d’intesa attualmente vigenti. Considerata la recente nomina di un coordinatore del Piano di Rientro, le scriventi delegazioni chiedono che, come previsto dal “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro" del 14 Marzo 2020,  sottoscritto dalle parti sociali e integrato dal protocollo recante il medesimo titolo del 24 aprile 2020, sia ufficialmente costituito in azienda il “Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione con la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e del RLS” e che esso contribuisca attivamente al processo decisionale e di gestione della fase 2.

Delegazione RSU Cobas
Delegazione RSU Fiom

Ogg. Ferie residue 2018
Da: Delegazioni RSU Cobas e RSU Fiom
A: Relazioni Industriali Sogei S.p.A.; Comitato Ristretto Coronavirus
Roma, 24 aprile 2020
Nei giorni scorsi sono pervenute ai delegati RSU numerose segnalazioni di colleghi cui è stato chiesto, da parte del proprio responsabile di struttura, di pianificare le ferie residue 2018, con scadenza al 30 giugno. In alcuni casi, inoltre, è stato richiesto di pianificare anche le ferie di competenza degli anni successivi.
Considerando che allo stato attuale sono vigenti norme che limitano fortemente il diritto alla libera circolazione, crediamo che l’attività di pianificazione debba essere rimandata a un momento in cui tali norme vengano riviste in senso meno restrittivo. 
Le scriventi delegazioni, pertanto, chiedono di dare comunicazione ufficiale a tutti i dipendenti del rinvio dell’attività di pianificazione a data da destinarsi, fermo restando il diritto del singolo lavoratore a richiedere le ferie qualora avesse già certezza del periodo in cui intende svolgerle.
Nel caso in cui la libertà di circolazione dovesse essere pesantemente limitata fino alla metà del prossimo giugno, chiediamo che in via del tutto eccezionale la scadenza del 30.6.20 per le ferie di competenza 2018 venga prorogata condizionatamente alla data di cessazione di tali limiti. Tale richiesta trae fondamento dalla comune interpretazione giurisprudenziale per cui le ferie hanno come obiettivo il recupero psico-fisico del lavoratore e di consentirgli di dedicare tempo alle relazioni affettive e sociali.
Delegazione RSU Cobas
Delegazione RSU Fiom

9.4.20

Buono pasto in smart-working: quale proposta?

Il risultato del sondaggio è schiacciante, almeno in un senso: la necessità di attivare una trattativa sul buono pasto durante lo smart working in emergenza.

Sui 360 lavoratori che hanno risposto al sondaggio, oltre l'87% la pensa così, dividendosi tra chi e preferirebbe una trattativa "solidale" (ben il 65% dei votanti, con 234 preferenze) e chi vorrebbe ottenere semplicemente il diritto al buono pasto (82 preferenze equivalenti a quasi il 23%).

Solo il 12,2% dei votanti (44 preferenze) non ritiene che sia il momento di attivare una trattativa sul tema.

Sia chiaro che si sta parlando, in questo momento, di un accordo sullo smart-working "di emergenza", fermo restando quindi che in situazione "normale" lo sforzo di tutti sarà orientato all'ottenimento del buono pasto a favore dei lavoratori.

In questo specifico momento la preferenza del campione di lavoratori che ha votato va nettamente verso l'ottenimento di un "buono pasto solidale", da destinare a quelle famiglie che sono state colpite dal coronavirus non soltanto con il rischio di ammalarsi e con le restrizioni nella vita quotidiana, ma anche con la difficoltà di sopperire alle necessità alimentari.

Ecco il risultato del sondaggio (clicca sull'immagine per ingrandirla):


3.4.20

Come si rientra al lavoro "in sicurezza"?

Pubblichiamo i risultati del primo sondaggio: 257 votanti in due giorni.

Il “rischio assembramenti” sembra il più sentito dai lavoratori che hanno risposto (molto più responsabili delle istituzioni che hanno organizzato l’inaugurazione dell’ospedale a Milano Fiera!), con il 65% che lo giudicano "assolutamente necessario" e il 27% che lo giudicano comunque molto importante, per un totale di oltre il 90%.

Emerge come “assolutamente necessario” anche il rientro graduale: preferibile quello per classi di lavoratori a rischio crescente (52% più il 26% con punteggio di 4, per un totale di quasi l'80% del campione) a quello lasciato su base volontaria (che non convince per niente il 26% ed è visto come assolutamente necessario dal 20%).

La necessità di “mantenere le distanze” attraverso la previsione di un massimo di frequentazione per stanza/corridoio/sede e l’opportunità dell’effettuazione di controlli sanitari a chi rientra sono egualmente popolari: circa il 75% li percepisce come interventi importanti o necessari.

Ringraziamo tutti i partecipanti al sondaggio e, data la partecipazione ampia e molto rapida, sicuramente ne prepareremo altri molto presto: potete suggerire i contenuti dei sondaggi semplicemente rispondendo a questa mail.

Lo ripetiamo, questo strumento non sostituisce affatto quelli tradizionali di confronto tra delegati Rsu e lavoratori, ma li arricchisce, specialmente in un momento in cui il confronto diretto è reso più difficile.

Ecco i risultati espressi in forma grafica (clicca sul grafico per ingrandirlo):