7.1.21

 

Lavoro a distanza: facciamo due conti

Seconda puntata: il guadagno in giorni lavorati

 
 
In questa seconda parte analizzeremo il MAGGIOR CONTRIBUTO, in termini quantitativi, fornito dai lavoratori in questi mesi. Come facciamo?
I dati sui quali ci basiamo sono ancora quelli che vengono pubblicati nella sezione “Società Trasparente” del sito istituzionale Sogei.
In particolare stavolta abbiamo consultato la parte relativa ai “Tassi di Assenza” (link: https://www.sogei.it/it/sogei-homepage/societa-trasparente/personale/tassi-di-assenza.html ), per quanto riguarda i primi tre trimestri 2019 e 2020.
Da sempre abbiamo sostenuto che un maggior apporto del lavoro a distanza sarebbe stata la ricetta più giusta per abbassare i tassi di assenza (i quali comunque risultavano assolutamente non critici e inferiori rispetto ad aziende simili a Sogei): l’utilizzo massiccio del lavoro da casa effettuato forzatamente nel 2020 ci dà pienamente ragione, forse oltre ogni aspettativa.
Ecco i dati percentuali 2019 e 2020, raffrontati trimestre per trimestre.

(clicca sull'immagine per ingrandirla)

A prima vista si nota un margine di diminuzione complessiva piuttosto notevole delle assenze tra 2019 e 2020: in assenza di modifiche tecnologiche/organizzative nel periodo considerato, è evidente che tale risultato sia da attribuire interamente al lavoro da casa, per di più in un contesto di tassi di assenza in genere piuttosto stabili come rilevabile negli anni precedenti.
Si tratta evidentemente di una diminuzione dovuta a minori assenze per congedi, per legge 104, per maternità, per permessi A12: logico che in una fase in cui la flessibilità è garantita dal lavoro a distanza, vengano utilizzate meno le causali di assenza che sono pensate per favorirla. E diminuiscono logicamente anche le assenze per malattia: per le malattie lievi, per le quali non si sarebbe potuti andare al lavoro, si tenderà a lavorare comunque, potendo rimanere a casa.
Abbiamo provato ad ottenere i giorni di assenza “risparmiati” nel corso del 2020, col seguente procedimento:
  • Calcolare i giorni lavorativi nei tre trimestri 2020 (63-62-66)
  • Calcolare i giorni totali lavorabili, moltiplicando i giorni lavorativi per il numero dei lavoratori in tutti e tre i trimestri 2020
  • Calcolare i giorni di assenza, applicando le percentuali della tabella ai giorni totali lavorabili dei tre trimestri
  • Calcolare i giorni di assenza, applicando le percentuali del 2019 ai giorni totali del 2020: in questo modo si ottengono i giorni di assenza del 2020 se ci fossero stati gli stessi tassi di assenza del 2019
  • A questo punto non resta che calcolare la differenza tra i giorni di assenza REALI del 2020 e i giorni di assenza che si sarebbero raggiunti alle percentuali di assenza del 2019.

(clicca sull'immagine per ingrandirla)

I giorni di assenza in meno nel 2020 rispetto alle percentuali di assenza riscontrate nel 2019 sono in totale:
19.636 (3581,18+10.853,84+5201,28) - indicate in verde nella tabella
Tuttavia sembra giusto escludere dal computo (indicate in rosso nella tabella):
  • le Ferie in quanto assenze che prima o poi, nel corso dell’anno e dei diciotto mesi successivi, saranno effettuate (siamo certi che non tutti i lavoratori riescano ad esaurirle, ma non conoscendo la dimensione del fenomeno, preferiamo comunque escluderle).
  • le Assenze per sciopero, comunque non significative, e irrilevanti rispetto al fenomeno del lavoro a distanza
  • le “Assenze non retribuite” (che rappresentano una grandezza di non facile interpretazione rispetto alla situazione di lavoro da remoto, e la cui quantità appare comunque trascurabile).
Al netto di questi elementi il risultato è:
13.109,72 (2.894,57+6.432,40+3.782,75)  (celle arancioni della tabella)

Queste giornate, rapportate ai giorni lavorativi dei tre trimestri (13109,72/(62+63+66)), rappresentano il contributo di 68,63 lavoratori in più, a titolo gratuito: grazie alle minori assenze, è come se i lavoratori Sogei fossero stati 68,63 in più del loro numero reale.

Assumendo una spesa pro capite annua di 52.000€ per dipendente (come da Tab.1 del Conto Annuale 2019), tale spesa ammonta a 39.000€ nei tre trimestri.

Il valore dei giorni lavorati in più ammonta, valorizzato dal punto di vista dei costi e non dei ricavi, quindi a

39.000x68,63= 2.676.853

Il maggior contributo dei lavoratori, sotto forma di minori assenze effettuate nel 2020, ha un valore economico di oltre due milioni e mezzo di euro: e ancora mancano i dati del quarto trimestre, che ci vedranno tranquillamente arrivare ai tre milioni di euro.

Se a questo aggiungiamo i due milioni e ottocentomila di cui al comunicato Cobas Fiom “Lavoro a distanza: facciamo due conti 1” che riporta la stima delle minori spese effettuate, la somma delle minori spese e del valore economico del maggior contributo dei lavoratori che l’azienda ricava complessivamente dalla gestione dell’emergenza Covid, arriva a una cifra che SUPERA AMPIAMENTE I CINQUE MILIONI DI EURO

2.866.000 + 2.676.853 = 5.542.853

Tutti soldi che l’azienda incassa e porta a casa, senza redistribuire in alcun modo: eppure ogni lavoratore ha contribuito a questo risultato, sotto forma di minori introiti, di rinunce a servizi e di maggiore impegno lavorativo, per un importo medio che si aggira sui 2.500 euro.

Stiamo vivendo una situazione di una gravità inaudita, quella in cui ci si riferisce continuamente alle lavoratrici e ai lavoratori come l’ “asset” più importante dell’azienda, per poi considerarli in realtà come una fonte di risparmio e un limone da spremere, e tutto questo alla faccia di #noidisogei!

Tutto ciò rappresenta la misura di quanto sia importante aprire una discussione sulle regole del lavoro a distanza, che includa quantomeno un giusto riconoscimento del maggior contributo dei lavoratori.

Delegazione RSU Cobas Fiom


p.s. per chi volesse approfondire l'argomento, alleghiamo il foglio di calcolo utilizzato per giungere ai risultati a questo link

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